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venerdì 28 ottobre 2011

Anteprima "Il fiume dell'oppio" di Amitav Ghosh


In uscita, a novembre 2011, la seconda opera della trilogia di Ghosh, 
inaugurata con Mare di papaveri, dedicata alla nascita dell’India moderna.

Uno straordinario romanzo storico e di avventura che ha per tema l'arma con cui l'Occidente si è arricchito mettendo in ginocchio la cina del XIX secolo: il commercio dell'oppio.


Titolo: Il fiume dell'oppio
titolo originale: River of Smoke
Autore: Amitav Ghosh
Editore: Neri Pozza
Pagine: 528
Prezzo: 18,00euro

descrizione
Settembre 1938: una tempesta si abbatte sull’oceano indiano e quasi porta al naufragio la Ibis, una goletta a due alberi che per conto della Compagnia delle Indie orientali sta trasportando da Calcutta a Mauritius il suo lucroso carico: detenuti condannati ai lavori forzati. Quando il mare finalmente si placa, cinque uomini sono scomparsi: due lascari – i leggendari marinai delle più diverse etnie che lavorano al soldo dei colonizzatori inglesi – due prigionieri e uno dei passeggeri.
Forse la tempesta ha messo fine anche alla vita di coloro che si trovavano a bordo della Anahita, una nave della stessa compagnia che trasportava oppio a Canton?
E quale destino si è invece abbattuto sui passeggeri della Redruth, un possente brigantino a due alberi partito dalla Cornovaglia e diretto anch’esso a Oriente?
Tra la varia umanità imbarcatasi sulle navi britanniche c’è Bahram Modi, un ricco commerciante d’oppio parsi partito da Bombay, il fratello per metà cinese Ah Fatt, l’appassionata di botanica Paulette e un eterogeneo mondo di altre persone in cerca di avventure e ricchezze. È stata la violenza della natura, del cielo e del mare, a deviare il tragitto delle loro navi, oppure questo era il loro destino, alla mercé di forze ancor più possenti?
Le navi inglesi approdano infine sulle coste della Cina. A Canton e negli altri porti commerciali del grande paese asiatico scambiano i loro carichi d’oppio con scatole di tè, seta, porcellana e argento. E a nulla valgono i tentativi dell’Imperatore di fermare quei traffici della tremenda sostanza che rende schiava la popolazione e rischia, mese dopo mese, approdo dopo approdo, di distruggerla tra le volute del suo fumo. Tra i vicoli e i canali affollati della Canton del diciannovesimo secolo, europei e asiatici cercano di far fronte ai personali drammi di ciò che ciascuno di essi ha perduto – e qualcuno anche a una nuova, inimmaginabile libertà.


Ha ottenuto un grande successo nei paesi in cui è fin ora apparso




L'Autore:

Amitav Ghosh è nato a Calcutta nel 1956, ha studiato a Oxford e vive tra la sua città natale e New York. Considerato «uno dei più grandi scrittori indiani» (la Repubblica), è autore di Lo schiavo del manoscritto(Neri Pozza 2009), Mare di papaveri (Neri Pozza 2008), Il cromosoma Calcutta (Neri Pozza 2008), Il palazzo degli specchi (Neri Pozza 2007), Circostanze incendiarie (Neri Pozza 2006), Il paese delle maree(Neri Pozza 2005).

Sito dell'autore QUI

Ricordiamo il primo volume:


"Ghosh recupera con gusto la narrativa tradizionale ottocentesca, si pensi a Dickens, non dimenticando che tra le radici della narrativa indiana c'è il romanzo storico. D'altra parte l'autore incrocia i drammi o le vite problematiche dei personaggi sullo sfondo dello sfruttamento coloniale".
Alessandro Monti, TTL - la Stampa

"Ma la stoffa brillante che il lettore si ritrova fra le mani, il tessuto narrativo del romanzo è tutto cucito nei ricami in cui si inanellano le piccole storie, si appuntano gli aneddoti e i dettagli, sboccia una messe di personaggi con la ricchezza dei fiori sui campi di papaveri."
Alessandra Iadicicco, il Giornale

"Una magnifica riuscita, questo primo libro della Trilogia della Ibis, che riporta come d'incanto l'avventura al post che le compete e a cui porta un serio contributo la traduzione, determinante a ricreare il fastoso intreccio di lingue che è il bordone della Ibis".
Tiziano Gianotti, D - la Repubblica delle donne



Titolo: Mare di papaveri
titolo originale: Sea of poppies
Editore: Neri Pozza
Pagine 544
Prezzo: 18,50euro

Descrizione
È il marzo del 1838 e la Ibis, una magnifica goletta a due alberi che, con la vela di maestra e le vele di prora ben tese sembra un uccello dalle grandi ali bianche, è appena arrivata al largo dell’isola di Ganga-Sagar dove il Gange sfocia nel Golfo del Bengala. 
Dalla nave si scorgono soltanto le sponde fangose dell’isola e i boschi di mangrovie, ma all’interno entrambe le rive del sacro fiume sono già coperte, per chilometri e chilometri, da folte distese di petali rossi, campi sterminati di papaveri.
Per quei petali la Ibis è lì, alla foce del Gange, destinata dalla «Benjamin Brightwell Burnham», la compagnia inglese proprietaria, a uno dei traffici più lucrosi dell’Impero britannico: il commercio di «delinquenti e stupefacenti» o, secondo una più elegante espressione, di «oppio e coolie».
Il momento, infatti, è eccellente per partecipare alle aste d’oppio della Compagnia delle Indie orientali e al trasporto di predoni, briganti, criminali, ribelli, cacciatori di teste e teppisti d’ogni razza e genere sulle varie isole-prigione dell’Impero sparse nell’Oceano Indiano.
A bordo della Ibis vi è la ciurma più incredibile che si possa incontrare in tutte le acque del Pacifico: un gruppo di lascari, i leggendari marinai cinesi e africani, arabi e malesi, bengalesi e tamil, insomma appartenenti a tutte le razze possibili e immaginabili, che parlano un lingua tutta loro, non hanno altro abito che una striscia di cambrì da avvolgere intorno ai fianchi e vanno in giro scalzi da quando sono nati.
A guidarli è un personaggio dall’aspetto formidabile, con una faccia che susciterebbe l’invidia di Gengis Khan: magra, lunga e sottile, con occhi irrequieti e un paio di baffi piumati che gli scendono fino al mento. 
Nel suo avventuroso viaggio, la Ibis reca a bordo un’umanità davvero straordinaria: il figlio di una schiava liberata del Maryland dalla carnagione color avorio antico; un raja in rovina, il cui viso lungo, scarno e triste esprime esemplarmente il tramonto della vecchia India; una vedova dagli occhi privi di colore che non esita a infrangere i sacri riti della tradizione hindu; un uomo che vuole erigere un tempio alla donna che ha amato e che rivive ora in lui … 
Mano a mano che i legami con le origini si affievoliscono e i contorni delle vite precedenti sbiadiscono, tutti, sulla Ibis, equipaggio e passeggeri, cominciano a sentirsi «fratelli di navigazione», uniti da una comunanza che oltrepassa continenti, razze e generazioni.
Primo libro di una trilogia dedicata alla nascita dell’India moderna, il paese sorto, appunto, da una delle piú straordinarie mescolanze di etnie e culture, Mare di papaveri si annuncia come il primo tassello dell’opera della vita di Amitav Ghosh, un’opera che, per forza e ambizione, può rappresentare per l’India moderna quello che libri come Moby Dick hanno rappresentato per l’America: la simbolica narrazione dell’origine di una civiltà nuova sorta dall’incontro-scontro di mondi opposti.





2 pensieri:

Sonia ha detto...

ma tu sei dei nostri su anobii?
http://www.anobii.com/forum_thread?topicId=3174659#new_thread

Fine ha detto...

Ciao Sonia, non avevo visto questo gruppo! Ora sono dei vostri :)

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